5 MOTIVI PER UTILIZZARE LE TECNOLOGIE IMMERSIVE NELLA FORMAZIONE AZIENDALE

Da poco reduci dal nostro workshop su realtà virtuale (VR)[1] e formazione esperienziale, siamo ancora emozionati per i dati raccolti e il potenziale che vediamo in questa tecnologia applicata alla formazione.
Quali sono le caratteristiche che la rendono così efficace?
Proviamo a sintetizzarle in questo articolo.

Prima di entrare nel merito dell’argomento, tuttavia, dobbiamo fare due brevi premesse.

La VR, come vedremo, ha una componente esperienziale preponderante, in cui “la componente percettiva (visiva, tattile, cinestetica) si fonde con l’interattività” (Riva et al., 2016), che la rende assimilabile ad una esperienza reale, quindi facilmente sovrapponibile (in parte, aggiungiamo noi) a una sessione di formazione esperienziale non virtuale.
Inoltre, la tecnologia in sé non ha alcunché di formativo.

La tecnologia rappresenta solo uno strumento, il cui impatto dipende principalmente dall’utilizzo che se ne fa. In mancanza di una meticolosa progettazione, la VR diventa solo un inutile videogioco che punta sull’effetto sorpresa per dare un’idea di innovatività, senza produrre gli effetti per cui si vorrebbe utilizzare.

Data per scontata un’attenta fase di progettazione, vediamo allora quali sono le peculiarità della VR.

1- Immersività
Questo è uno degli elementi principali che contribuisce a rendere lo strumento così efficace. Il concetto consiste nel fatto di creare una stimolazione multisensoriale con un elevato livello di verosimiglianza. Questo avviene grazie al coinvolgimento sincronizzato di vista, udito e – in alcuni prototipi più avanzati – anche tatto e olfatto, che crea un “ambiente virtuale” coerente e riconoscibile dal nostro cervello. Razionalmente sappiamo di vedere qualcosa che non esiste, ma gli stimoli che ci arrivano sono così coerenti che i nostri sistemi cinestetici (relativi al movimento del corpo nello spazio) e cognitivi ci permettono di muoverci agevolmente all’interno dell’ambiente e di affrontare le diverse situazioni che possiamo incontrare in questo mondo.
Allo stesso modo, la formazione esperienziale opera in modo sincrono su tre livelli (cognitivo, emotivo e fisico) ognuno dei quali rinforza e rende memorabile un’esperienza del genere. L’utilizzo di una storia, che agisca come filo conduttore rispetto alle attività da svolgere, contribuisce a dare profondità e significato al contesto all’interno del quale i partecipanti si muovono.

2- Coinvolgimento emotivo
Coinvolgere le persone ad un livello profondo è la caratteristica più ricercata da parte di qualsiasi formatore. La ricerca dell’attenzione da parte dell’interlocutore è oggi ancora più minacciata dai ritmi di lavoro e dal progressivo adattamento a sistemi di comunicazione, sempre più veloci ed invasivi. Per coinvolgere i partecipanti e trasformarli da discenti passivi in agenti intenzionali, dobbiamo catturare la loro attenzione e mantenere alta la loro motivazione, cosa impossibile se non siamo in grado di “emozionare”. Un contesto interattivo e una struttura narrativa coerente sono condizioni indispensabili ed elementi che facilitano il “senso di presenza” delle persone all’interno delle situazioni che si trovano ad affrontare.

3- Misurabilità
L’elevato livello di controllo sugli stimoli che possiamo utilizzare in una sessione di formazione esperienziale ci permette di costruire di volta in volta contesti facilmente utilizzabili a fini di misurazione della performance, il miglioramento della quale rappresenta uno degli obiettivi del processo formativo. Questo è ancora più evidente in un ambiente totalmente creato dal computer, all’interno del quale, è possibile utilizzare sistemi di tracciamento rispetto ai parametri che riteniamo rilevanti.

4- Utilizzo delle metafore
La narrazione che dovrebbe supportare la realtà simulata nella quale i partecipanti saranno immersi, utilizza spesso metafore (in estrema semplicità: una cosa che significa un’altra cosa) e proietta il partecipante in un mondo differente da quello in cui è abituato ad agire. Anche in questo caso, ciò avviene sia per la formazione esperienziale sia per la VR.
Si costruisce uno scenario che può acquisire diversi significati, in base alla somiglianza concettuale con altri scenari e in base all’esperienza del partecipante, che interpreta lo scenario stesso sulla base delle sue esperienze precedenti. La possibilità di usare situazioni metaforiche all’interno della VR è un elemento di grande valenza in ambito formativo. Rispetto ad un minore coinvolgimento fisico che può esserci a volte in un ambiente virtuale, d’altra parte con la VR possiamo creare un numero di situazioni e ambienti infiniti, con una capacità di adattamento ai diversi contesti organizzativi.
In questo caso, inoltre, una buona progettazione del processo formativo e l’utilizzo di metafore adeguate amplificano enormemente gli effetti della VR. Come afferma il prof.Riva, ricercatore esperto di cyberpsychology: “il fatto di sentirsi presenti in una realtà artificiale non dipende solo dal grado di fedeltà con cui la tecnologia riesce a stimolare i nostri sensi per simulare il mondo fisico, ma anche dal contenuto narrativo della simulazione e dal livello di coinvolgimento cognitivo ed emotivo che tale contenuto è in grado di generare nell’utente[2]

5- Interattività
Uno degli elementi principali che differenzia la VR da altre tipologie di realtà simulata, sia immersive (come il cinema in 4D) sia non immersive (come la televisione), è l’elevato livello di interattività tra gli agenti che si muovono nel contesto virtuale e l’ambiente stesso. Il partecipante prende decisioni in risposta agli stimoli ambientali, adattandosi alle situazioni nelle quali è immerso, e modifica al tempo stesso il contesto.
Chi è del mestiere non può non vedere una totale corrispondenza con il processo che avviene in una sessione di formazione esperienziale, che vive e acquisisce significato grazie all’interazione tra partecipanti coinvolti e contesto nel quale vivono le esperienze.

 

 

[1] Nell’articolo usiamo i termini “tecnologia immersiva” e “realtà virtuale” come se fossero sinonimi, ma ai fini della nostra argomentazione, questo aspetto è irrilevante.

[2] Riva G., Gaggioli A., Realtà virtuali. Gli aspetti psicologici delle tecnologie simulative e il loro impatto sull’esperienza umana, Giunti Psychometrics, Firenze, 2019

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