L’action learning è la risposta

(Qualunque sia la domanda)

Opero nel mondo dell’insegnamento e della formazione dal 1988 negli ambiti più disparati. La componente formativa, che sono riuscito sempre a proporre in qualsiasi lavoro – anche se non direttamente connesso con l’insegnamento – è quella che mi ha sempre dato le gratificazioni più grandi. Solo successivamente ho scoperto che quella era proprio la mia passione. Diciamo che prima ho lavorato d’istinto e poi è arrivata la consapevolezza.

Oggi, mi capita di operare spesso come formatore in settori che possono sembrare anche molto distanti tra di loro, ma che invece possono essere utili a capire come alcuni escamotage esperienziali possono facilitare l’apprendimento. Vediamo più da vicino i settori nei quali sono coinvolto:

  • Progetti di formazione esperienziale indoor e outdoor rivolti ad aziende corporate e PMI
  • Formazione tecnica per la Scuola Nazionale delle Guide Canyon
  • Formazione in ambito sicurezza sul lavoro (in particolare sui lavori in altezza)

 

Tre settori, stessa metodologia?

Ovviamente non scrivo per auto-celebrazione. L’esempio che porto credo sia interessante per capire alcuni processi di apprendimento attraverso l’azione (action learning) in modo abbastanza diretto.

Infatti, nel primo caso parlo di formazione rivolta alle aziende che si fonda sulla esperienzialità e sull’utilizzo delle metafore.
Qui, vivere un’esperienza e affrontare una situazione, che metaforicamente può essere riportata a dinamiche organizzative, può aiutare ad acquisire consapevolezza rispetto al funzionamento di un team di lavoro e favorire lo sviluppo di alcune competenze relazionali.

Nel secondo caso, si tratta di una formazione prettamente tecnica: si insegnano alle aspiranti guide tecniche di progressione, di soccorso, di conduzione e di sicurezza. 

Nell’ultimo caso parliamo di formazione obbligatoria, con schemi molto rigidi che ne riducono l’applicabilità immediata, dove la verifica dell’apprendimento è limitata e il processo di apprendimento è molto schematico (nonostante – per fortuna – ci sia una parte pratica rilevante, almeno nella parte dei lavori in altezza).

In tutti e tre i casi c’è una trasmissione di informazioni teoriche che, di solito, negli ultimi due scenari avviene prima (a voce e/o con una dimostrazione), mentre nella formazione esperienziale può avvenire prima o dopo, a seconda della progettazione. Quello che posso affermare con certezza è che il denominatore comune in tutti i processi di formazione è l’esecuzione pratica del compito.

Apprendiamo con le mani, non (solo) con il cervello

La magia dell’apprendimento, una delle forme di cambiamento più intimamente gratificanti, avviene solo quando intervengono le nostre mani. Parlo delle mani come rappresentanti della nostra fisicità, aspetto spesso dimenticato nei processi di formazione.

Vi porto un esempio banale. Quando insegno ad una persona come inserire una corda all’interno di un discensore per scendere da una parete utilizzo un processo a tre fasi.

  1. Spiego il principio che sta dietro all’utilizzo dello strumento (l’attrito)
  2. Faccio una dimostrazione dell’inserimento della corda nel dispositivo
  3. Faccio provare l’allievo prima a terra e poi in altezza.

L’aspetto interessante è che le persone capiscono facilmente sia il principio sia la corretta procedura di inserimento, ma è solo quando provano direttamente ad eseguire il compito che avviene il vero trasferimento di competenze. Fino ad allora, l’hanno compreso a livello cognitivo. Anzi, in alcuni casi sarebbero anche in grado di insegnarlo. Prova ne sono i numerosi suggerimenti verbali che danno ai compagni che iniziano a provare e che non riescono. Ma, quando arriva il proprio turno, tutte quelle sicurezze sembrano svanire. Le mani diventano incerte, lo sguardo pensieroso e interrogativo. Si cercano conferme negli occhi del docente. Spesso non si è in grado di completare il compito alla prima prova senza un aiuto esterno.

Cosa è successo? Non avevano capito esattamente come fare? Erano addirittura in grado di ripetere a voce tutti i passaggi!

Semplicemente è successo che l’”azione”, il coinvolgimento della corporeità, ha completamente rivoluzionato la prospettiva con cui si affronta il compito. Questo ci rende consapevoli di quanto sia complesso l’apprendimento e di come si possa imparare ad un livello molto più profondo. 

Inoltre, l’esecuzione del compito in situazione di altezza (bastano 2 metri), crea un immediato coinvolgimento anche del livello emotivo. Questo elemento è un ulteriore facilitatore del processo di apprendimento, aumentandone la ricordabilità in maniera esponenziale.

Massimizzare l’apprendimento

Se avessi fatto un test di verifica prima della terza fase del processo (dopo la mia dimostrazione), buona parte degli allievi l’avrebbero brillantemente superata. Ma sarebbero stati veramente abili a mettere in pratica il contenuto dell’insegnamento? Avrebbero veramente migliorato la competenza specifica, o solamente la loro capacità di concettualizzazione astratta?

Il paradosso è che i “bocciati” potrebbero non essere quelli meno abili, ma con buona probabilità quelli che apprendono più velocemente per prove ed errori o attraverso il coinvolgimento del corpo. Ovviamente la manualità non è strettamente necessaria per tutti i compiti che dobbiamo affrontare sul lavoro. Tuttavia, quello che posso affermare, in modo neanche troppo provocatorio, è che la manualità (intesa nel senso di coinvolgimento fisico all’interno di un processo di apprendimento) è sempre utile e/o necessaria per massimizzare il trasferimento di informazioni e competenze, sia tecniche sia relazionali. Anzi, per entrambe, oltre al coinvolgimento fisico, ritengo indispensabile anche una minima attivazione emotiva.

D’altronde, le decisioni più importanti le prendiamo in modo emozionale.
E imparare a prendere decisioni efficaci è una delle più rilevanti competenze manageriali. O no?!

Roberto è il responsabile dei progetti di formazione di People Group. Formatore, appassionato di neuroscienze e Guida Canyon, è sempre alla ricerca di nuovi modi per conoscere e interpretare la realtà che ci circonda. Per comunicare con l’autore: roberto@peoplegroup.it

Photo Credit: People Group