Aristotele e la Formazione Esperienziale

“Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo.”

(Aristotele)

Voi direte, cosa c’entra?

Beh, qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo americano sul “learning by doing” che prendeva spunto – guarda un po’ – da un aforisma attribuito ad Aristotele. E’ così attuale che sembra quasi impossibile. Ma pensandoci, non è poi così strano.

Aristotele è uno dei più grandi pensatori del mondo antico, estremamente curioso di qualsiasi cosa, acutissimo osservatore del mondo nel quale viveva. La sua curiosità lo portava a sperimentare e la sua enorme capacità di analisi gli permetteva di trarre insegnamento da ciò che sperimentava. In questo, la profondità di pensiero gli permetteva di vedere cose che altri non riuscivano a vedere, usando le enormi potenzialità del cervello umano: razionalità, intuizione, immaginazione, creatività e logica.

foto da: https://virtualspeech.com/blog/experiential-learning-vr

Oggi, la neuro-scienza ci permette di confermare ciò che il grande filosofo aveva riscontrato direttamente sul campo, con studi e ricerche che ci dicono come ci sia una grande differenza tra il fare (e successivamente riflettere sul “fatto”) e l’ascoltare o l’osservare esperienze altrui.

Questo non ha nulla a che fare con la comprensione o la nostra intelligenza. Noi possiamo capire benissimo un concetto astratto o il racconto dettagliato di un’altra persona. Il punto è che il coinvolgimento è solo cognitivo (e a volte anche emozionale se la storia ci viene raccontata bene).

Ma il fatto di vivere un’esperienza “sulla propria pelle” tocca le nostre corde più profonde. Ci dà emozioni indelebili e un senso di vissuto molto più concreto.

Pensateci. Provate ad ascoltare il racconto di chi ha fatto un lancio con il paracadute. Per quanto possa essere bravo nel raccontare storie, vi potrà dare solo una descrizione sommaria di quello che ha vissuto. Anche se vi fa vedere il suo video, riesce a scatenare qualche emozione in più. Ma non riuscirete mai ad arrivare a un livello di replica esatta dell’esperienza nel vostro cervello: vi manca il rumore del vento, la sensazione delle guance che sbattono con l’aria, il battito del cuore, il rumore del vento, l’odore di nafta dell’aereo, la pressione dell’aria sul vostro corpo, la bocca secca per l’adrenalina, la vista di un mondo da 4.000 metri di altezza, la pressione del tempo, la necessità di agire facendo le cose giuste, il rumore del paracadute che si apre, ecc.

Ma anche la sola esperienza non basta. Con quella abbiamo raccolto informazioni, importanti certo, probabilmente indimenticabili, ma inutili se non siamo in grado di utilizzarle.

foto da: https://virtualspeech.com/blog/experiential-learning-vr

La capacità di riflettere sulle esperienze, una qualità innata di Aristotele e di altri grandi pensatori, permette di far fiorire le informazioni raccolte, trasformandole in un prezioso apprendimento che affonda le sue radici proprio nell’esperienza, è un processo indispensabile e affascinante. La nostra capacità immaginativa, inoltre, permette di chiudere il cerchio utilizzando quell’insegnamento o la nuova competenza appresa in tante altre situazioni simili.

Detto questo, è arrivato il momento di sperimentare.

Abbandoniamo le nostre sedie e andiamo

a studiare!

In che modo?

Avete mai visto come un bambino?

Ecco, immergiamoci nel gioco e impariamo da loro!

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