Perché un’esperienza ti cambia la vita

Il potere delle esperienze come strumento di cambiamento

Davvero un’esperienza ha questo potere? Senza dubbio!
Credo di poter affermare che ognuno di noi ha sperimentato questo meccanismo nella sua vita almeno una volta. Magari non ci siamo soffermati a pensarci, ma è molto più comune di quanto si creda.
Pensate al matrimonio (o al divorzio), alla nascita di un figlio, al raggiungimento di un obiettivo che abbiamo sognato per una vita, oppure – per fare riferimento ad accadimenti recenti – al COVID-19.

Esperienza e cambiamento

Ogni esperienza che facciamo si accompagna a una serie di emozioni più o meno intense. Maggiore è l’intensità di queste emozioni, maggiore sarà il potenziale di cambiamento di questa esperienza. Non solo: ogni esperienza che facciamo, soprattutto se condivisa con altri – come ci insegna Daniel Siegel -, modifica il nostro cervello a livello strutturale ed anatomico.

Questo potere dell’esperienza diretta si conosce fin dai tempi antichi. E fin dai tempi antichi, chi si è interessato al fenomeno si è accorto che l’esperienza è solo una parte dell’equazione. Per avere un effetto positivo, è necessario un certo livello di consapevolezza che ci permette di trarre un insegnamento da quanto abbiamo vissuto. In altre parole, essere attori passivi di un’esperienza ci apre a una possibilità di cambiamento che può andare in tante direzioni diverse. Se però decidiamo di prendere il timone di questo cambiamento, possiamo puntare decisamente nella direzione che riteniamo più funzionale per la nostra crescita, come persone e come professionisti.

Come fare per ottenere questo? 
Uno strumento molto potente, soprattutto per le esperienze vissute insieme ad altre persone, è il confronto. Fermarsi a riflettere su quanto sperimentato insieme fa emergere immediatamente le diverse prospettive che arricchiscono quella stessa esperienza.

Chiedere a 10 persone di descrivere un’esperienza vissuta insieme genera 10 realtà differenti. Mettere a confronto queste 10 storie ci arricchisce e ci consente di allargare gli orizzonti della nostra mente, migliorando la nostra capacità di entrare in connessione con gli altri.

Esperienza e apprendimento

Inoltre, immergersi in situazioni reali e interagire con l’ambiente e con gli altri ci permette di apprendere più velocemente e in modo più duraturo. L’esperienza diretta contribuisce a costruire una nuova realtà del mondo che vediamo e ci costringe ad assumere diversi punti di vista, una competenza particolarmente utile soprattutto nel mondo del lavoro.

Per trasferire informazioni ai miei collaboratori posso utilizzare un libro, una e-mail, una telefonata o una sessione di formazione in aula in cui spiego una determinata procedura, oppure illustro i risultati dell’ultima campagna di marketing. Ho pochi minuti per non annoiare a morte i miei interlocutori: devono sorbirsi una serie di informazioni che spesso suscitano le stesse emozioni che abbiamo quando fissiamo un foglio bianco.

Se devo trasferire valori e competenze, oppure chiedere ad altri di modificare il loro comportamento, allora non basta né una telefonata né un’aula. Cambiare comportamento è faticosissimo, apprendere è dispendioso. 
Dimostrami il mio vantaggio nel cambiare il comportamento e sarò pronto a investire tutte le mie energie per acquisire il nuovo e per spostare il mio punto di vista.

Nessuno diventa medico studiando solo in teoria, così come nessuno impara a guidare un’automobile se non entra in un’autovettura e inizia a gestire contemporaneamente pedali e leve. Allo stesso modo, nessun team impara a collaborare se non è specificamente allenato e motivato a farlo.

Qui entra in ballo l’esperienza: il metodo più veloce, pratico ed efficace per dimostrare sul campo i vantaggi del cambiamento.
Tuttavia, in questo caso non parliamo di esperienze casuali da vivere passivamente. Stiamo parlando di progettare e utilizzare esperienze coerenti con gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Consigli pratici

Qualche consiglio pratico a chi gestisce persone e team di lavoro. Da dove iniziare?
Qualsiasi cosa intendiate fare, è necessario partire dai bisogni delle persone.

A mio avviso, la cosa più funzionale è capire cosa motiva le persone sul luogo di lavoro e proporre loro situazioni coerenti con tali bisogni e con gli obiettivi aziendali. Gli obiettivi formativi dell’azienda non sempre combaciano con quelli personali e professionali delle persone. In questo caso, più che aspettarsi che le persone si impegnino perché le paghiamo (cosa che non funziona mai sul lungo termine), conviene individuare i bisogni comuni (delle persone e dell’azienda) e partire da lì. 

So perfettamente che questo richiede più tempo e risorse rispetto a pianificare a tappeto una serie di corsi di formazione in aula, uguali per tutti. Però, poniamoci una domanda: quando acquistiamo un servizio o un software per la nostra azienda, cerchiamo quello che ci fa risparmiare oppure quello che, in proporzione, ci porta maggior risultato?

Se siete arrivati a leggere fino a qui, probabilmente siete della seconda scuola. 
Raccontateci quale bisogno comune avete individuato e saremo lieti di aiutarvi a progettare i prossimi step.

Roberto è il responsabile dei progetti di formazione di People Group. Formatore, appassionato di neuroscienze e Guida Canyon, è sempre alla ricerca di nuovi modi per conoscere e interpretare la realtà che ci circonda. Per comunicare con l’autore: roberto@peoplegroup.it

Photo Credit: James Thomas, Ian Battaglia, Rick Mason