I fattori critici di successo di un team

#1 Obiettivo condiviso

In precedenti articoli e post ho parlato spesso di quali elementi sono indispensabili per favorire lo sviluppo o il consolidamento del team. L’idea, con questo articolo, è aprire una piccola rubrica per andare un po’ più a fondo su ognuno di questi “pilastri” che sorreggono il concetto e il risultato di squadra.

L’Obiettivo

La condivisione di un obiettivo è l’elemento che ritengo fondamentale per poter pensare al concetto di team. In questo ci sono due componenti: 

  1. l’obiettivo vero e proprio, cioè il punto di arrivo, che può essere reiterato o modificato durante il processo, ma che dà una direzione alle azioni che vengono messe in campo per realizzarlo
  2. La condivisione dello stesso, che implica una strategia comunicativa efficace e coerente che alimenta la consapevolezza e un successivo accordo su azioni, ruoli e investimenti che ogni singolo membro del team dovrà fare

In molti casi, il solo agire su questi aspetti, può risolvere molte situazioni. A livello organizzativo, partire dall’obiettivo significa lavorare su mission e vision, due leve molto importanti per favorire il senso di appartenenza e individuare uno scopo “superiore”, che va oltre le limitazioni del singolo e dà un senso alle sue azioni. A livello di dipartimento o team di progetto, la funzione è la stessa, ma il livello di dettaglio deve essere maggiore e più facilmente misurabile.

Di solito gli obiettivi sono (o dovrebbero) essere facilmente individuabili sia all’interno sia all’esterno. Una squadra sportiva ha l’obiettivo di vincere una competizione, indipendentemente dal fatto che sia una partita, il campionato o il mondiale.
Un team di progetto esiste per portare a termine un progetto (sembra scontato, ma non sempre è così lampante).
Un’associazione ha un oggetto sociale, che rappresenta il motivo della sua esistenza.
E così via.

L’importanza della comunicazione

Quello che rappresenta una delle più subdole criticità in tutti questi discorsi sull’obiettivo è, invece, la sua corretta comunicazione all’interno dell’organizzazione o del team. Questa è, di solito la nota dolente nella maggior parte dei casi. La comunicazione è una bestia strana. Sembra docile e addomesticabile, ma può essere fuorviante, manipolata, assente, incompleta… (siete liberi di aggiungere altri aggettivi in base alla vostra esperienza).

Come già visto in altri articoli, una comunicazione poco efficace, anche se in maniera involontaria, fa danni. Ciò che non viene detto in modo chiaro ed esplicito, viene immaginato (inventato) dalla mente dei nostri interlocutori (collaboratori) sulla base di credenze, voci, paure e supposizioni. 

E se quello che viene immaginato non concorda con quello che dovrebbe essere?

Beh, è come se giocaste come attaccante in una squadra in cui tutti gli altri giocatori credono che voi siate pagato sottobanco per non segnare. Chi vi passerebbe la palla?

Ma di aneddoti e metafore se ne potrebbero trovare a migliaia nelle diverse situazioni che si presentano in azienda. Nella maggior parte dei casi, situazioni del genere non sono volute; non c’è dolo. Questo significa due cose: che ci sono situazioni in cui c’è la volontà di creare danno (ma questa è un’altra storia) o che non si comunica perché si dà per scontato o non si è imparato a comunicare in maniera efficace. E se il miglior obiettivo del mondo non viene comunicato – e di conseguenza condiviso – allora è come se non ci fosse o, nella migliore delle ipotesi, sarà molto più costoso raggiungerlo.

Suggerimenti pratici

Passiamo alle cose da fare per evitare o migliorare una situazione di possibile disagio. Per rendere meno generici i suggerimenti, immaginiamo di essere un team di una decina di persone impegnato in un progetto di alto livello. In questa lista molto essenziale partiamo dalla prospettiva di chi ha la responsabilità della squadra (leader, manager o dirigente apicale); in un team non siamo tutti uguali e spesso la democraticità non funziona.

Quali azioni mettere in campo:

    1. Definire un obiettivo chiaro, misurabile e raggiungibile (o accertarsi di averlo fatto).
      Questa è una responsabilità del team leader o del management. Il fatto che debba essere “raggiungibile” non vuol dire che possa essere “visionario”
    2. Dare l’esempio
      Le azioni parlano molto di più delle parole e sono una forma di comunicazione ad alto impatto. Non parliamo agli altri dell’importanza dell’ascolto se li interrompiamo in continuazione
    3. Fare (brevi!) riunioni strategiche a intervalli regolari per informare TUTTI di quello che sta succedendo in azienda
      Comunicare alle persone che fanno parte del progetto in modo esplicito qual è l’obiettivo, cosa si sta facendo per raggiungerlo, quali cambiamenti si vogliono fare e perché può essere una pratica molto utile
    4. Usare la formazione esperienziale
      L’utilizzo di metafore per simulare e ricreare dinamiche trasferibili al contesto professionale possono essere molto utili a favorire e stimolare fiducia e senso di appartenenza. In particolare, se il team è distribuito sul territorio, una sessione di outdoor training che coinvolga tutti i partecipanti può essere un ottimo modo per “ricordare” che stiamo lavorando tutti per lo stesso obiettivo.

In merito all’ultimo punto, ad esempio, abbiamo elaborato un progetto di formazione esperienziale chiamato Missioning® in cui i partecipanti, divisi in sottogruppi, devono raggiungere un obiettivo comune superando una serie di ostacoli sempre più sfidanti che allenano al meglio le competenze di team per impegnarsi in una missione comune.

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Roberto è il responsabile dei progetti di formazione di People Group. Formatore, appassionato di neuroscienze e Guida Canyon, è sempre alla ricerca di nuovi modi per conoscere e interpretare la realtà che ci circonda. Per comunicare con l’autore: roberto@peoplegroup.it

Photo credits: Josh Calabrese