Formazione esperienziale e gamification nella formazione obbligatoria

Il primo comandamento della formazione “seria”? Non divertirti...

Lo premetto. Sarà un articolo controcorrente. A tratti anche polemico. D’altra parte, è l’unica opzione che spesso si ha a disposizione per aprire un confronto. Mi piacerebbe parlare – come si evince dal titolo – di formazione. Detta così non vuole dire nulla. La formazione è un contenitore enorme dentro il quale spesso ci finisce di tutto, anche la spazzatura.

Intendevo dire, mi piacerebbe parlare di formazione obbligatoria, quella relativa alla sicurezza sul lavoro. In realtà, anche di formazione in generale. Sì, perché le dinamiche di apprendimento, in realtà, non cambiano con il contenuto della formazione. Anzi, se adattiamo il contenuto ai diversi canali a disposizione, possiamo aumentare di più del doppio la capacità di apprendimento (ne abbiamo parlato già nel post “Ribaltiamo la formazione: cambiare prospettiva per favorire l’apprendimento“).

In azienda HR e HS spesso appaiono come compartimenti stagni

Lavorando con aziende, spesso di grandi dimensioni, e proponendo attività ed eventi di formazione esperienziale, ci confrontiamo sia con i dipartimenti Risorse Umane (HR) sia con quelli Health & Safety (HS). In molti casi le visioni sono opposte e alcune attività ritenute ad alto profilo di rischio, possono essere vietate dal dipartimento HS (non entro nel merito sulla correttezza della valutazione, perché il discorso sarebbe infinito).
Allo stesso modo, quando parliamo di formazione “obbligatoria” sovente si fa riferimento a un tipo di formazione seria, noiosa ma inderogabile, quasi in contrapposizione al dinamismo e alla gioiosità che si sprigiona, ad esempio, durante un evento di team building.

Ma è proprio così? Anzi, correggo la domanda. È davvero necessario che sia così?
Personalmente non lo credo. Per me è vero esattamente il contrario. Più l’argomento è noioso, proceduralizzato, complesso, più è necessario che ci si sforzi in una progettazione che lo renda divertente, emotivo e giocoso.

Ho usato la parola “gioco” non a caso. Il gioco è lo strumento più immediato ed efficace di apprendimento di cui la natura ci ha dotato. La maggior parte dei mammiferi, bambini e esseri umani apprendono attraverso il gioco, ma nell’ambito della formazione “seria” sembra quasi essersene dimenticati. Nella sicurezza più che mai. Anzi, bisogna essere quasi scocciati o tristi mentre ci si forma. Si ragiona a compartimenti stagni, spesso con approcci culturali completamente differenti.
Anche in questo caso, tuttavia, un bel po’ di contaminazione sarebbe utile. E, perché no, anche qualche risata (in questo articolo vi parliamo di come prendersi troppo sul serio diminuisca il tasso di apprendimento).

Gamification: l’opportunità della connessione tra gioco e apprendimento

Il mio percorso di studi e professionale mi ha portato ad occuparmi di apprendimento in diversi settori. Uno di questi è la sicurezza in comparti ad alto rischio (movimentazione su corda). Un mondo completamente diverso dalla formazione esperienziale.
All’inizio questo mi ha creato qualche problema. Non capivo metodologie così inutili e noiose su un argomento che poteva dare così tanti spunti per giocare. Poi ho capito che è normale che la formazione obbligatoria non la voglia fare nessuno e che il livello di coinvolgimento dei partecipanti sia prossimo allo zero. Tutto alla fine si riduce al mettere la firma in fondo a un modulo in cui è scritto (e provato) che ho partecipato ad un corso di cui ho appreso – nel migliore dei casi – meno del 10%. E questo è uno dei motivi per cui gli incidenti sul lavoro sono ancora così elevati. La cultura della sicurezza si basa essenzialmente su documenti che attestano la presenza del nostro corpo in un’aula o davanti a uno schermo e non su un effettivo cambiamento del nostro comportamento sul luogo di lavoro.

Gli incidenti derivano in minima parte dai pericoli oggettivi che sono presenti ovunque, compresi i luoghi di lavoro. Piuttosto, essi originano da nostri comportamenti non adeguati a un reale abbattimento del rischio legato a tali pericoli, alla mancata consapevolezza delle caratteristiche del rischio, alla mancata adozione delle procedure o dei dispositivi di sicurezza, allo scarso o inesistente livello di addestramento pratico per le situazioni di emergenza, al mancato allenamento di quello poco appreso in un corso.

In questo articolo abbiamo scritto della stretta connessione tra gioco e apprendimento attraverso la “gamification” e di come si possa utilizzare il gioco in contesti organizzativi complessi. Cambiare prospettiva può cambiare radicalmente il livello di apprendimento, consapevolezza e coinvolgimento dei partecipanti, con il risultato di fare veramente prevenzione sui luoghi di lavoro e non solo una raccolta firme.

Cosa fare in pratica? Gamification e formazione esperienziale

Per trasformare questi discorsi in azioni pratiche, oltre alla motivazione, ci vuole un po’ di progettazione.
Dal punto di vista concettuale gli step sono piuttosto semplici:

  1. Ridurre ai minimi termini il concetto/elemento/competenza che si vuole trasferire;
  2. Creare una situazione specifica che richiami metaforicamente il concetto (oppure trovare l’elemento “gamificante” secondo questi semplici passi)
  3. Farla vivere ai partecipanti;
  4. Facilitare il trasferimento del concetto o della competenza appresa.

Un esempio?
Se devo favorire il trasferimento del concetto della percezione del rischio e del suo abbattimento basta appendere i partecipanti fuori dalla scala antincendio dell’azienda e lavorare sulla consapevolezza di sistemi e strumenti utilizzati affinché non precipitino.
State sicuri che non si dimenticheranno mai più di cosa significa l’analisi del rischio.
Troppo hard?
Naturalmente è soltanto un esempio, ma ci sono altre 1000 possibilità che possiamo utilizzare, per raggiungere lo stesso risultato e coinvolgere i partecipanti, compresa la tecnologia.

Misuriamo i risultati grazie alla tecnologia

Un altro aspetto interessante – sempre stato molto sfuggente – che si sta sviluppando nel campo della formazione è quello della misurazione dei risultati. Per questo aspetto la tecnologia ci sta venendo incontro. Sia in una situazione di formazione esperienziale, sia attraverso un’applicazione di gamification, possiamo tracciare i risultati in modo da avere una misura del coinvolgimento delle persone, dello stato di completamento delle attività oppure del clima aziendale e del potenziale del team. La gamification che avviene su supporti digitali può tracciare anche in forma anonima le azioni delle persone sul device e dare un’indicazione precisa del percorso e dello stato di completamento.

Per la parte esperienziale, People Group ha creato da poco una partnership con Egg Up, una società che sviluppa strumenti di assessment che lavorano sul potenziale del team, livello di competenze relazionali e altri test costruiti su strumenti di indagine scientificamente validati. Insieme a loro, stiamo elaborando dei protocolli di misurazione specifici sull’esperienziale.

Anche questa volta mi sono lasciato prendere un po’ la mano e ho scritto più di quanto avevo in mente all’inizio dell’articolo.
L’argomento, tuttavia, merita attenzione quanto meno per la sua complessità.

Chiudo con un invito a chi vuole veramente cambiare la prospettiva e il modo di fare formazione, anche e soprattutto quella obbligatoria. Sperimentate. 
Non fermatevi al minimo imposto dalla legge. 
Investite su tempi e risultati di lungo termine.

Se non avete idea di dove cominciare, contattateci per un confronto. Saremo più che felici di approfondire un argomento così affascinante che combina apprendimento, sicurezza e consapevolezza.


 

Photo credits: RK1979, Besjunior 

Roberto è il responsabile dei progetti di formazione di People Group. Formatore, appassionato di neuroscienze e Guida Canyon, è sempre alla ricerca di nuovi modi per conoscere e interpretare la realtà che ci circonda. Per comunicare con l’autore: roberto@peoplegroup.it