Formazione esperienziale e team building

Regole per l'uso

Crediamo tutti nel valore della formazione? La risposta è sì, con molte probabilità.
Che si tratti di apprendimento, o di educazione scolastica, o ancora processo per acquisire competenze, la formazione fa parte della nostra vita personale e professionale.

Sebbene vi siano alcune ricerche per cui il nostro processo di formazione inizi prima ancora di uscire dal grembo materno, assegniamo per praticità la nascita come momento iniziale di apprendimento. Iniziamo a formarci come persone non appena iniziamo a interagire con il mondo esterno e i continui stimoli a cui siamo esposti o sottoposti. Inoltre, aspetto non secondario, la formazione non termina mai: le esperienze che viviamo ogni giorno possono essere la nostra principale fonte di formazione continua, in un ciclo che non finisce mai.

Come migliorare performance di aziende e gruppi di lavoro?

Alla luce di quanto detto finora, la formazione esperienziale appare quanto mai importante per sviluppare gruppi di persone all’interno di aziende o organizzazioni: si tratta di esperienze strutturate per sviluppare al meglio capacità e competenze
Vi sono alcuni elementi in varia misura indispensabili per utilizzare e sfruttare al meglio le esperienze:

  1. Un’accurata analisi dei bisogni 
  2. La determinazione degli obiettivi e l’elaborazione di una strategia 
  3. La pianificazione degli interventi di formazione (ovviamente non soltanto di natura esperienziale)
  4. Un chiaro e approfondito brief da parte dell’ufficio HR (risorse umane)
  5. Una macro-progettazione dell’evento esperienziale che coinvolga i diversi attori (psicologi, formatori, tecnici, eccetera) 
  6. La definizione delle attività proposte a seguito della macro-progettazione del punto precedente
  7. La scelta dell’attività più coerente con gli obiettivi aziendali o dell’organizzazione
  8. Una micro-progettazione e la preparazione dell’evento:
    • Story board
    • Creazione dell’evento
    • Sopralluoghi
    • Preparazione e allestimento
    • Prove
  9. L’erogazione dell’evento 
  10. Il debriefing
  11. La raccolta dei dati e il follow-up 
  12. La valutazione delle successive azioni di formazione da mettere in campo
  13. La verifica della coerenza della strategia seguita

Risulta opportuno, a questo punto, sfatare i luoghi comuni che popolano il mondo della formazione esperienziale e del team building.

Il team building è utile?

“Il team building è un’inutile scampagnata per dipendenti svogliati”: questo è uno dei luoghi comuni più frequenti che spesso affollano la mente di chi lavora nelle risorse umane. Il team building appare come un’inutile e costosa moda americana in cui, nella migliore delle ipotesi, uno pseudo-formatore esaltato grida ai partecipanti quanto sono gagliardi mentre cercano di far finta di divertirsi per il timore che qualcuno li possa giudicare. In alternativa, è la solita ossequiosa giornata stile Coppa Cobram del mitico Fantozzi. Quanto c’è di vero? Purtroppo ancora molto e, spesso, non per la bassa qualità dell’offerta, ma soprattutto per la scarsa capacità di selezione da parte dell’azienda (e qui so già che attirerò l’antipatia di molti HR manager). 

Vi racconto un breve aneddoto. Oltre a gestire People Group, sono il presidente di Recovery Energy, un’associazione sportiva che si occupa di sport outdoor (la mia passione). Ogni anno riceviamo richieste di organizzazione di team building da parte di aziende di tutti i tipi, comprese note multinazionali. Ovviamente la cosa non può che rendermi contento, al punto che ormai una quota dei nostri clienti arrivano dall’attività associativa, un vero e proprio elemento della nostra strategia di branding.
Tuttavia, ciò che mi colpisce è il fatto che una multinazionale concepisca di rivolgersi a un’associazione per definizione “dilettantistica” per l’erogazione di uno strumento così importante per lo sviluppo dell’azienda e per la comunicazione interna. Una domanda sorge spontanea: la stessa azienda sarebbe disposta a rivolgersi al “pizzicagnolo all’angolo” anziché a un CFO o un commercialista per la gestione della contabilità dell’azienda?

A prescindere dai dettagli dell’aneddoto di cui sopra, ecco che nel campo della formazione esperienziale e del team building accade esattamente questo. Praticoni, pseudo-sportivi della domenica, giullari, psico-coach esaltati, associazioni sportive mascherate e tuttologi prestati alla formazione fanno a gara per auto-proclamarsi i guru del team building, senza avere alcuna idea di quello di cui parlano, spesso svendendo strumenti che non conoscono. 

Ad aggravare il dramma, sul fronte aziendale – soprattutto Italiano️ – la figura del responsabile formazione e sviluppo è ancora piuttosto rara, mentre le relazioni sindacali e le paghe assorbono la maggior parte delle energie dei responsabili HR, che peraltro sono sovente giudicati su obiettivi di breve termine (spesso un progetto di formazione può durare anche due anni).
Di solito, il risultato di questo mix micidiale è l’inevitabile naufragio dell’idea della formazione esperienziale come efficace strumento di business.
L’unico antidoto è la ricerca della professionalità e la selezione di fornitori che possano vantare esperienze e/o metodologie certificabili. Sì, è indubbio: un fornitore professionale costa. Ma quanto costa riparare i danni di un praticone non formato a erogare formazione?

Roberto è il responsabile dei progetti di formazione di People Group. Formatore, appassionato di neuroscienze e Guida Canyon, è sempre alla ricerca di nuovi modi per conoscere e interpretare la realtà che ci circonda. Per comunicare con l’autore: roberto@peoplegroup.it