MI HANNO ASSEGNATO A UN PROGETTO MOLTO COMPLESSO, GIOCHIAMO?

LA STRETTA CONNESSIONE TRA GIOCO E APPRENDIMENTO ATTRAVERSO LA “GAMIFICATION” - Prima parte

Il gioco è una delle più eleganti – e più efficaci – metodologie di apprendimento che la natura ci ha regalato. Così efficace che non è esclusiva del genere umano, ma diffusa in buona parte dei mammiferi e degli animali più evoluti.

E poi, diciamolo, è anche divertente.

Ritornando agli esseri umani, non esiste alcuna attività più coinvolgente del gioco.

Immaginatevi i viaggi astrali che a volte riusciamo a farci mentre siamo impegnati a giocare, oppure la pressione agonistica o il coinvolgimento che si prova in una piccola o grande competizione, dalla partita bridge del giovedì (non ce ne vogliano quelli che invece il giovedì lo dedicano al calcetto) alla sfida a tennis con il o la collega.

Il gioco coinvolge ed entusiasma anche quando non siamo noi a farlo. Per chi ha figli nativi digitali, basti pensare al numero di follower che i gamer professionali possono vantare e a come i ragazzi si entusiasmano guardando un gioco… fatto da altri.

Giovenale aveva colto questo aspetto qualche migliaio di anni fa, coniando la locuzione “panem et circenses” in riferimento al potere dei Giochi pubblici come elemento di regolazione sociale e di manipolazione delle masse.[1]

Pensateci. Uno strumento così immediato per catturare l’attenzione di studenti, clienti, collaboratori, dipendenti, in un periodo storico in cui la parola d’ordine di chi si occupa di comunicazione è “attenzione alla sindrome del pesce rosso”, ha un valore inestimabile.

Questo è il motivo per cui utilizziamo il gioco come strumento di formazione aziendale, soprattutto quando lavoriamo in maniera strutturata sulle competenze relazionali di gruppo. L’attenzione riversata nel gioco e l’elevato coinvolgimento sul piano fisico, emotivo e cognitivo possono essere utilizzati in sede di de-briefing post-attività per incrementare la consapevolezza e favorire un cambiamento.

In realtà, possiamo fare di più. La grande spinta tecnologica e digitale, serve non solo ai gamer che “strimmano”[2] su YouTube o Twich.

Ad esempio, possiamo integrare il concetto di “gamification” – ossia l’utilizzo del gioco e dei suoi elementi costitutivi in un contesto non ludico – all’interno di progetti formativi strutturati, nei quali ci sia la necessità di tenere alta l’attenzione su un particolare tema di interesse per l’azienda.

Oppure possiamo costruire un gioco, veicolato attraverso una rete intranet o una app dedicata, che faciliti il processo di conoscenza dell’azienda da parte dei nuovi arrivati. O, ancora, un gioco che aiuti a veicolare i valori centrali di un’organizzazione, senza necessariamente sorbirsi il discorso annuale del CEO sulla purezza dei valori fondanti dell’azienda, a volte entusiasmante come una martellata su un ginocchio.

Insomma, fate come volete, ma se volete l’attenzione dei vostri collaboratori, forse la chiave sta proprio nel farli divertire consapevolmente.

Come si fa in pratica?

Nel prossimo articolo vi sveleremo le 5 cose da tenere a mente quando si costruisce un percorso di gamification all’interno di un progetto di formazione.

[1] Oggi potremmo sostituire “circenses” con “calcio”, senza che nessuno si accorga della differenza. Vabbè, magari qualcuno se ne accorge, ma verrebbe subito tacciato come intellettuale radical chic.

[2] Il significato di strimmare si può ricondurre al concetto di “streaming”, neologismo che siindica la trasmissione di un flusso continuo di dati veicolati attraverso il web

Photos by Cláudio Luiz Castro, John Fornander, Patrick Hendry, Stem List, JOSHUA COLEMAN, Rob Hampson, Austin Distel

Roberto è il responsabile dei progetti di formazione di People Group. Formatore, appassionato di neuroscienze e Guida Canyon, è sempre alla ricerca di nuovi modi per conoscere e interpretare la realtà che ci circonda.