Quando le multinazionali diventano startup

Il valore di essere piccoli

Recentemente, in una call in cui ero coinvolto con un gruppo di imprenditori, uno di loro ha fatto un’affermazione del tipo: 

Le PMI dovrebbero essere un po’ più startup, e le startup un po’ più aziende.

A parte il possibile ricordo impreciso delle parole esatte, il concetto non solo è condivisibile, ma è estendibile anche ad aziende corporate. Soprattutto oggi, dove è quasi impossibile fare delle pianificazioni di lungo termine e dove si opera in contesti sempre più incerti, acquisire una mentalità e una struttura più snella, può fare la differenza.

Avere la capacità di rispondere velocemente ed efficacemente alle richieste e ai cambiamenti del mercato è una competenza organizzativa indispensabile. Un’azienda, grande, complessa, magari con una struttura di comando centralizzata o verticistica, potrebbe essere troppo lenta nel rispondere a queste richieste.

Ma cosa c’entrano le startup?

La citazione di prima non si riferisce alle startup in quanto tali, ma piuttosto ad alcuni aspetti dell’approccio “startapparo”, come lavorare in piccoli team molto flessibili;  essere molto più propensi ad imparare dagli errori (o dai test) e avere una velocità di reazione quasi immediata.

Non che le startup non abbiano i loro problemi, anzi. Qui, però, vorrei focalizzare l’approccio che, se applicato correttamente, può rappresentare la chiave di volta per molte piccole, medie e grandi imprese che si trovano ad affrontare problemi nuovi con strumenti un po’ datati.

Agile, Scrum, Teamworking e le oscure parole del business

Alcune grandi aziende Italiane si stanno avvicinando alla filosofia “agile”, per cercare di modificare l’approccio al mercato attraverso nuove modalità di lavoro o metodologie più efficaci, nate per affrontare la complessità. Molte l’hanno già fatto in maniera intuitiva, altre in modo più strutturato. Ma di che si tratta?

Il termine “agile”, ha ormai quasi 20 anni, ed è nato nell’ambito delle aziende di sviluppo software che si sono trovate ad affrontare richieste di un mercato con livelli di velocità e di complessità sempre crescenti. Soprattutto nei paesi anglosassoni, tale approccio si è poi esteso anche ad aziende di altri comparti industriali e merceologici. Per sintetizzare: si tratta di adottare una mentalità che permetta di affrontare problemi e richieste complesse in modo efficace e rapido. 

Sembra semplice, ma il fatto che si tratti di un cambio di mentalità e non dell’adozione di una nuova procedure, rende tutto molto sfuggente. Infatti, per riuscire nell’intento bisogna agire sulla cultura organizzativa, sulla struttura dei dipartimenti, sulla responsabilizzazione di team e micro-team. Per ottenere risultati a questo livello ci vuole tempo e impegno, oltre ad una buona dose di formazione mirata ad acquisire una migliore consapevolezza.

Senza addentrarsi troppo nello specifico, diciamo che – come accade al nostro corpo – per diventare più agili bisogna fare stretching (leggi aprire la mente a nuove idee, affrontare le sfide in maniera non convenzionale) e allenarsi con continuità (leggi costruire ed erogare progetti di formazione).

Per questi aspetti questo possiamo prendere come esempio l’approccio di una startup e adattarlo anche ad aziende più grandi. I fondatori di una startup, a volte ingenuamente ma con spirito aperto e senza preconcetti, si buttano spesso a capofitto in test, sperimentazioni e piccole operazioni a rischio con grande entusiasmo.

Attenzione, partire in quarta a tutti i costi, soprattutto se si pensa di avere l’idea del secolo, quasi mai è l’approccio giusto. Prova ne è l’alta mortalità delle startup. Quello che manca in molte PMI, tuttavia, è quel sano entusiasmo e quel senso di responsabilità diffusa all’interno di piccoli team che si muovono velocemente su tante piccole cose.

Le Corporate non stanno a guardare

Da qualche anno, anche in Italia, i concetti e le metodologie improntate ad una maggiore flessibilità stanno cominciando a fare breccia. Anche da noi è ormai sempre più frequente l’utilizzo di metodologie che si rifanno all’”agility”. Il punto fondamentale, a mio avviso, è relativo non tanto al metodo, ma alla cultura interna all’organizzazione che deve essere in grado di favorire e alimentare un modo di pensare. Questo è un punto fondamentale. Le stelle c’erano prima e dopo Galileo. Solo lui, però, è riuscito a leggerle e dare un senso al loro movimento, spiegando ciò che prima non era spiegabile. Agire sulla cultura organizzativa significa mettere alla prova, costantemente, la parte più intima dell’azienda per essere più consapevoli, e pronti a cambiare forma e metodo, a seconda delle sfide dell’ambiente.

Proponiamo da anni progetti ed eventi di formazione a grandi organizzazioni. Mi rendo conto che, sempre più spesso, mi trovo a lavorare con piccoli o micro team, delle stesse multinazionali. Gruppi di lavoro molto contenuti, orientati a uno specifico progetto, con grande autonomia decisionale, nell’ambito di una più ampia filosofia dell’azienda. Quasi delle mini-imprese all’interno di contenitori così grandi, che sarebbe impossibile gestire.

Mi sono accorto che lavorare con team del genere si avvicina molto di più al lavoro che facciamo all’interno di progetti su piccole realtà, più veloci, aggressive e pronte a rischiare. Studiare la propria azienda anche da questa prospettiva, potrebbe dare risposte interessanti.

 

Roberto è il responsabile dei progetti di formazione di People Group. Formatore, appassionato di neuroscienze e Guida Canyon, è sempre alla ricerca di nuovi modi per conoscere e interpretare la realtà che ci circonda. Per comunicare con l’autore: roberto@peoplegroup.it

Photo Credit: Jaime Spaniol