Perché la capacità di adattamento è un asset?

Chiunque operi nel mondo della consulenza manageriale o nel coaching non può prescindere dal trattare un tema molto attuale: il change management.

Leggendo articoli e confrontandoci con colleghi e consulenti, sembra che un’azienda non possa sopravvivere senza una buona capacità di adattamento al mercato e alle nuove sfide.

Vero.

Vale la pena, tuttavia, di capire meglio il perché ciò è vero, almeno nel lungo termine della vita di un’azienda.

Photo by Isis França

La storia dell’uomo è sempre stata un continuo adattamento all’ambiente esterno, pieno di opportunità, ma anche di pericoli. La grande differenza sta nel fatto che, fino al recente ‘800 della rivoluzione industriale, questa tensione e attenzione al cambiamento era rilevata in forma esplicita solo da filosofi e pensatori che si ponevano domande astratte sull’essenza dell’uomo e della vita. Per tutti gli altri, la vita scorreva abbastanza tranquilla. Chi aveva sperimentato un grande cambiamento nel corso di una generazione poteva dirsi un fortunato testimone di un evento raro. Questo tasso di cambiamento piuttosto lento e costante dava quasi l’impressione che il mondo assomigliasse a qualcosa di statico, con elementi certi e immutabili nel tempo (la religione, il mondo intorno a noi, l’autorità, la struttura sociale, ecc.).

Dopo la rivoluzione industriale, che ha avuto un grande impatto sul cambiamento delle strutture sociali e sullo sviluppo dell’umanesimo moderno di fine ‘800, abbiamo cominciato a renderci conto che le continue nuove scoperte e il progresso scientifico potevano cambiare radicalmente l’ambiente in cui ognuno di noi stava crescendo.

Photo by Can Ahtam

Se siete nati poco dopo la metà del secolo scorso, provate a pensare alle file davanti alle cabine telefoniche, ai dischi in vinile, alle musicassette, alla ricerca di un numero sugli elenchi telefonici, al monoscopio della RAI, all’enciclopedia, a tuttocittà, alla fila alla posta per pagare le bollette, all’attesa dello sviluppo del rullino fotografico.

Tutti piccoli grandi cambiamenti che ci danno una vaga idea di come sia cambiata la nostra vita.

(A proposito, lo sapete che la TDK – Tōkyō Denki Kagaku Kōgyō, nota azienda giapponese produttrice di supporti magnetici per la registrazione – ha interrotto definitivamente la produzione delle musicassette nel 2012?)

Oggi, tuttavia, il mondo sta attraversando un cambiamento ancora più radicale e definitivo.

Già nel 1965 Gordon Moore, fondatore della Intel, rispose a una semplice domanda riguardo il futuro delle nuove tecnologie dei circuiti integrati (quegli elementi che hanno permesso lo sviluppo dei computer). La sua risposta diventò quella che è conosciuta come la “Legge di Moore”, nata dalla constatazione sul campo che lo sviluppo dei microcircuiti è esponenziale, aumenta cioè in modo rapidissimo. Mentre la capacità di calcolo raddoppia ogni 18 mesi, la dimensione dei circuiti diminuisce. Ciò ci permette oggi di tenere in mano dispositivi con una capacità di calcolo che fino a qualche anno fa aveva bisogno di una quantità di transistor che occupavano intere stanze!

Dopo 50 anni dalla sua enunciazione, le previsioni di sviluppo attuali ci fanno capire che persino la legge di Moore è inadeguata a descrivere la velocità di sviluppo e cambiamento degli elementi tecnologici e della loro integrazione con la vita di ogni giorno.

Se ci si interroga su cosa ci porterà il futuro, è persino difficile immaginare l’impatto che l’attuale sviluppo tecnologico potrà avere non solo sulla nostra vita, ma sull’essenza stessa dell’essere umano così come lo conosciamo.

Operare in un mercato che non è mai stato così veloce nella storia dell’essere umano, presume la necessità di saper gestire cambiamenti repentini e inaspettati in tempi rapidissimi.
Tale situazione implica un livello di adattamento più che esponenziale e una elevata capacità di gestione dello stress.

Una ulteriore difficoltà consiste nel fatto che i tempi fisiologici del cambiamento organizzativo sono nettamente superiori a quelli del mercato.

Photo by Peter Pryharski

Solo le organizzazioni che abbiano dei veri e propri programmi di allenamento efficaci per stimolare queste competenze nei propri manager avranno possibilità di sopravvivenza nel medio termine.

Con quali strumenti?

Formazione, coaching, programmi di gestione dello stress, programmi di allenamento per manager, team building?

Dipende. Tutti possono garantire un beneficio a patto che siano ben progettati o, meglio ancora, integrati.
Anzi, oggi è possibile utilizzare nuovi strumenti tecnologici applicati all’apprendimento e alla formazione, che permettono di massimizzare la crescita delle persone e di ottenere risultati misurabili.

Di sicuro possiamo affermare che la scelta peggiore è…stare fermi.

Il nuovo mondo globalizzato che ci aspetta è diventato molto più piccolo di quello cui siamo stati abituati. La competizione con aziende (una volta) lontanissime, che cercano e assumono talenti nel nostro paese e che investono cifre incredibili nella formazione delle persone, è già da tempo iniziata.

Se non ci poniamo le giuste domande oggi, domani avremo le risposte sbagliate…

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