Formazione esperienziale

Progettare esperienze per trasformare le persone

Are you experienced?

Cosa vi fa venire in mente il la domanda? Beh, per chi ha qualche anno e non fa parte della Generazione Z, l’accostamento con l’album di debutto della indimenticabile rock band Jimi Hendrix Experience è piuttosto evidente (per i nativi digitali o per chi non sa di cosa stiamo parlando, basta fare un giro su YouTube). Molti analisti hanno riferito il titolo dell’album ad un viaggio nel mondo delle droghe, che al tempo sembravano essere intimamente connesse con le prestazioni e le vite di molti esponenti del club dei 27, e non solo. In realtà, sembra che lo stesso Hendrix, invece, lo abbia riferito ad un sogno: “it was all about a dream I had that I was walking under the sea.”.

L’esperienza nello sviluppo dell’uomo

Indipendentemente dal significato, l’essenzialità della domanda e il modo in cui questo iconico musicista la interpreta, riporta immediatamente alla centralità del concetto di esperienza nello sviluppo dell’essere umano.

Fin da quando – circa 2,5 milioni di anni fa – abbiamo notizia dello sviluppo del genere Homo, di cui noi siamo gli unici rappresentanti come specie Sapiens, la capacità di apprendere, immaginare e condividere contenuti appresi e idee, ci ha permesso di diventare la specie al vertice della catena alimentare e quella con il maggior impatto (volontario e, a volte, devastante) sul nostro pianeta.

Ciò che ha accompagnato e contraddistinto milioni di anni di apprendimento è stata proprio l’esperienza.
L’uomo, da sempre, impara facendo, sbagliando e riflettendo sull’esito delle sue azioni, in modo più o meno consapevole. Dal punto di vista evolutivo, il successo di tale strategia ha plasmato il nostro cervello tanto da renderlo estremamente efficace ed efficiente in quello che gli autori moderni chiamano il “learning by doing”, anche se con un significato più limitante rispetto alle nostre reali capacità di apprendimento.

Il gioco come metodologia di apprendimento

In questo senso va aperta una parentesi su una delle più straordinarie e potenti metodologie di apprendimento, che abbiamo mutuato dal mondo animale: il gioco.

Rispetto agli animali, grazie alla nostra capacità di astrazione e all’esercizio della consapevolezza, abbiamo dato al gioco un significato metaforico che lo rende un elemento di profonda trasformazione della persona e della nostra società.

Basti pensare allo sport: il gioco, soprattutto in età adulta, ci riporta ad una dimensione di ricerca, sperimentazione, coinvolgimento motorio, cognitivo ed emotivo che ci connette con gli altri in un contesto di significati profondi, cui il gioco stesso si riferisce. Parimenti, il gioco è la prima, diretta, essenziale forma di apprendimento del bambino, completamente basata sull’esperienza.

L’apprendimento basato sull’esperienza

Il nostro modello di apprendimento è basato principalmente sull’esperienza, senza la quale la nostra capacità di acquisire nuove informazioni e migliorarci rischia di essere poco efficace.

Il linguaggio, fenomeno successivo all’esperienza, ci ha poi permesso di condividere simbolicamente il significato di quella stessa esperienza. Ma il semplice linguaggio, inteso come codice simbolico volto alla trasmissione delle informazioni, non era sufficiente per stimolare nuove visioni e un vero cambiamento. Per fare ciò, lo abbiamo trasformato in una storia, con una sintassi narrativa ben precisa e un contenuto che diventava mito, quanto più si avvicinava metaforicamente a profondi sentimenti condivisi.

Linguaggio e storytelling

Non a caso, chi oggi si occupa professionalmente di storytelling pesca a piene mani in una struttura narrativa mitologica, trasversale rispetto a culture anche molto lontane tra loro, e precedente addirittura a Omero.
Lo storytelling funziona quando ci fa immedesimare in un racconto, quasi ne fossimo noi i protagonisti, portandoci a vivere quasi le stesse emozioni dell’eroe (o dell’anti-eroe) che sperimenta un’esperienza unica e trasformativa. Certo, una storia – nella maggior parte dei casi – da sola non basta per creare un cambiamento, ma è uno dei più eleganti surrogati dell’esperienza diretta.

Quindi, un’esperienza è sufficiente per creare un cambiamento? Rispondo senza indugio: Sì! Non siete convinti?
Provate ad immaginare il vostro radicale cambiamento dopo la nascita di un figlio, la prima volta che avete fatto l’amore, oppure dopo aver fatto qualcosa che eravate convinti di non essere in grado di fare. Adesso provate a raccontare quell’esperienza a chi non l’ha mai vissuta. Qual è la probabilità che chi ascolta il vostro racconto possa da quel giorno cambiare radicalmente la sua vita?

Formazione esperienziale

Per tornare a temi più business, immaginate l’impatto di una sessione di formazione in cui si parla per 8 ore di comunicazione efficace o di fiducia e confrontatelo con una situazione nella quale un gruppo di persone si trova in una situazione critica (o percepita come tale), per risolvere la quale deve necessariamente collaborare o comunicare con i propri compagni o colleghi.

Quale dei due contesti avrà più probabilità di stimolare un cambiamento?

All’interno di un’esperienza è impossibile non decidere e ogni decisione ci proietta in nuovi scenari.
Allora e solo allora, la storia acquista un impatto devastante; soprattutto se è una storia discussa, condivisa e consapevole, che ci raccontiamo rispetto a quello che abbiamo appena vissuto.
È quindi possibile progettare esperienze che abbiano il potere di trasformare le persone?
Sì, ed è esattamente quello che noi facciamo ogni giorno, qui in People Group.

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Roberto è il responsabile dei progetti di formazione di People Group. Formatore, appassionato di neuroscienze e Guida Canyon, è sempre alla ricerca di nuovi modi per conoscere e interpretare la realtà che ci circonda. Per comunicare con l’autore: roberto@peoplegroup.it