Scuola e lavoro: due mondi separati

28 Mag 2020 | Apprendimento, Organizzazione Aziendale

Partiamo dai dati

Secondo le previsioni del World Economic Forum (WEF), nel 2020 5 milioni di posti di lavoro scompariranno (previsione fatta ben prima della pandemia), a causa dei sempre più efficienti processi di automazione. Questo significa che tutte le attività ripetitive – anche complesse – saranno sostituite da macchine, machine learning e intelligenza artificiale.

Per i più distratti: questo processo è iniziato già da alcuni anni. Diamo un’occhiata, per esempio, al mondo delle traduzioni. I sistemi di traduzione automatica, hanno quasi sostituito completamente l’intervento umano. Prendete una traduzione automatica di 10 anni fa e confrontatela con una traduzione automatica attuale: rimarrete a bocca aperta.

Ciò significa che non c’è più bisogno di traduttori? Tutt’altro.
C’è bisogno di più professionisti, ma più evoluti verso una traduzione di più alto livello, con una conoscenza approfondita degli aspetti culturali, emozionali e filosofici che le macchine non sono ancora in grado di elaborare.

Sempre sulla base dei dati elaborati dal WEF, questa è la lista delle competenze (skill) necessarie per affrontare il futuro:

  1. Complex problem solving
  2. Critical thinking
  3. Creativity
  4. People management
  5. Co-ordinating with others
  6. Emotional intelligence
  7. Judgment and decision-making
  8. Service orientation
  9. Negotiation
  10. Cognitive flexibility

Prendiamo la prima della lista – la capacità di risolvere problemi complessi – che a prima vista potrebbe sembrare contro-intuitiva.
Le macchine non fanno esattamente questo? Risolvere problemi complessi?
Senza dubbio. Ma qui stiamo parlando di qualcosa di diverso. Quello che si intende per problem solving complesso non è l’equazione di secondo grado che ci insegnano a scuola, ma la capacità di trovare soluzioni creative a problemi nuovi, anche integrandosi a sistemi di machine learning e intelligenza artificiale. Oppure, la capacità di mettere insieme elementi di comparti industriali o professionali differenti per trovare soluzioni nuove a problemi che devono ancora emergere.

Le competenze del futuro

Se scorriamo la lista del paragrafo precedente, qui siamo ben oltre il saper fare i calcoli o conoscere la data di nascita di Napoleone, senz’altro importanti e fondanti per la nostra cultura, ma il punto è che queste nozioni e competenze possiamo apprenderle leggendo un libro o, se vogliamo essere digitali, su wikipedia o attraverso sistemi di gamification, molto più efficaci e divertenti di una noiosissima lezione di storia.

In questi due mesi ho osservato da vicino i miei figli, entrambi studenti di scuole medie, e il loro rapporto con la scuola, una delle istituzioni più importanti per il futuro di ogni paese. Nonostante fossi consapevole delle lacune del sistema, non mi aspettavo di trovare il vuoto assoluto (a parte, naturalmente, rare e piacevoli eccezioni). Di fronte a un problema di scuole chiuse per la quarantena, con tutto il know-how tecnologico che oggi il mondo possiede, l’istituzione è andata completamente in tilt.

Banda larga da ridere, insegnanti che non avevano mai visto un computer, studenti che ne sapevano più degli insegnanti che non volevano imparare, lezioni che sono passate dalla monotonia all’inutilità, totale disinteresse degli studenti che almeno hanno imparato a muoversi più velocemente tra sistemi digitali, nonostante i loro insegnanti.

Molto probabilmente sono stato troppo duro nel descrivere la situazione. Ma fatico davvero a capire come si sia arrivati a un livello così basso, nonostante uno sviluppo tecnologico incredibile a livello industriale.
Sorge spontanea una domanda: questi ragazzi, che usciranno da questa tipologia di scuola, quali strumenti avranno per affrontare il futuro? Quali/quanti insegnanti sono preparati e incentrano il loro insegnamento sulla base delle competenze della lista?
Cosa insegna la scuola riguardo a:

  • dinamiche di gruppo;
  • tecniche creative;
  • risoluzione di problemi pratici;
  • gestione della leadership;
  • capacità negoziali;
  • comunicazione efficace;
  • gestione delle emozioni?

Badate bene. Non si tratta di cambiare i programmi ministeriali, sarebbe solo una scusa. Si tratta di adattare l’insegnamento, gli strumenti e le tecniche sulla base dell’odierno sviluppo tecnologico e sulle conoscenze che abbiamo riguardo l’apprendimento.
Per preparare i ragazzi ad affrontare un mondo più complesso e globalizzato rispetto al passato. 

Prepararsi al lavoro

A cosa serve la scuola se non a prepararsi al lavoro? Perché non si investe sullo sviluppo delle competenze relazionali che sono l’unica arma per competere domani? Vi condivido una testimonianza personale che mi ha fatto molto pensare.

Sono sempre stato uno studente-lavoratore. Finita l’università, tuttavia, mi sono ritrovato con un grande patrimonio di conoscenze totalmente inutili. Le richieste del mercato cui mi rivolgevo chiedevano competenze diverse. Per carità, avevo una buona base di conoscenze generali, ma il problema era un altro: non sapevo lavorare, almeno non per il livello cui aspiravo.
Ho investito tempo e soldi in formazione, basata sugli stessi principi del mio corso di studi, ma molto più pratica ed efficace.
Successivamente, ho avuto l’opportunità di iscrivermi a una facoltà di un’università inglese: mi si è aperto un mondo, parte degli studi erano sul campo, in organizzazione eventi, all’interno di aziende.
Nel corso degli anni ho continuato a studiare e ad apprendere molto di più sul campo di quanto avessi fatto all’università, ma il ricordo di questa grande differenza tra i due corsi di studio che mi avrebbero dovuto preparare al lavoro è ancora molto forte.

Oggi siamo di fronte ad una nuova rivoluzione industriale e tecnologica che cambierà il nostro modo di vivere e il rapporto con il mondo e gli altri. Se dovessi esprimermi in un consiglio non richiesto agli studenti di oggi o a chi ha appena concluso gli studi universitari, direi:

“Segui le tue passioni e, allo stesso tempo, fai più esperienze possibili. Se hai due soldi, investili in formazione soprattutto in un percorso formativo che alimenti le competenze relazionali e l’intelligenza emotiva. Fai un corso di public speaking e di comunicazione efficace, ti serviranno sempre, qualsiasi sarà il tuo settore. Segui i trend con curiosità e impegnati in almeno due cose diverse e distanti tra loro. In questo modo potrai sperimentare quello che hai appreso nel corso di comunicazione e potrai allenarlo in contesti differenti.  E, giusto per finire con la paternale, non dimenticare mai che siamo animali sociali che si sono sviluppati in natura. Esci, sporcati, perditi in un bosco e sperimenta cose diverse insieme agli altri, poi fermati e cerca di capire cosa hai imparato”.


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Photo credit: Markus Spiske

Roberto è il responsabile dei progetti di formazione di People Group. Formatore, appassionato di neuroscienze e Guida Canyon, è sempre alla ricerca di nuovi modi per conoscere e interpretare la realtà che ci circonda. Per comunicare con l’autore: roberto@peoplegroup.it