STRESS DA CORONAVIRUS E RIENTRO A LAVORO DOPO IL LOCK-DOWN DA COVID-19

TI SENTI PIÙ STANCO DEL SOLITO? È LO STRESS DA QUARANTENA

Mi è capitato di leggere di un interessante esperimento sull’auto-controllo, intitolato “l’esperimento del cioccolato e del ravanello”, realizzato nel 1996 dallo psicologo Roy Baumeister. Cosa c’entra con lo stress da corona virus? Vediamo cosa è successo.

L’ESPERIMENTO

L’esperimento consisteva nel far entrare i partecipanti in una stanza in cui aleggiava il profumo di biscotti al cioccolato appena sfornati. Un vassoio di veri biscotti era poggiato sul tavolo attorno al quale gli stessi partecipanti si sarebbero dovuti sedere.
Un gruppo poteva mangiare liberamente il cioccolato, mentre il secondo gruppo aveva l’obbligo di mangiare solo ravanelli nel corso della durata della sessione.

Successivamente, in modo apparentemente scollegato, i due gruppi venivano sottoposti ad un test di problem solving che aveva bisogno di attenzione e ragionamento persistenti. La cosa interessante è emersa quando i ricercatori hanno rilevato che il gruppo di “mangiatori di ravanelli” aveva fatto meno tentativi e si era impegnato la metà del tempo rispetto al gruppo dei “cioccolatosi” (8 minuti contro 19).

Una delle ipotesi alla base di tale effetto proviene proprio dalle caratteristiche del nostro cervello, un organo specializzato nel lavorare il meno possibile. Già, perché ogni volta che usiamo attivamente il cervello consumiamo energia: i neuroni funzionano con l’energia elettrica, in fondo.

Per questo, quando guidiamo o svolgiamo altri compiti in automatico, questo splendido organo va in modalità basso consumo e ci permette di utilizzare uno schema di comportamento molto efficace – a volte – chiamato “abitudine”. Attraverso le abitudini, possiamo fare cose e reagire agli stimoli ripetitivi senza impiegare un numero eccessivo di neuroni per risolvere il problema.

Provate a guidare – per carità, fatelo in un parcheggio vuoto e non per strada! – cercando di concentrarvi esattamente su tutti i movimenti del corpo che avvengono in contemporanea: il piede destro che controlla l’acceleratore e il freno, il sinistro che si prende cura della frizione, mentre la mano destra si alterna tra volante e cambio e la sinistra che non si stacca dal volante. Per esagerare, possiamo anche accendere la radio e abbassare il finestrino. 

Siete riusciti a controllare nel dettaglio tutte le azioni?
Oppure, pensando intensamente alla mano destra, avete perso la cognizione del piede sinistro?
Ecco, adesso provate a frenare con il piede sinistro…

LE ABITUDINI CI AIUTANO A VIVERE… O FORSE NO?

LE ABITUDINI CI AIUTANO A VIVERE… O NO?

Bene, ora che siete sopravvissuti all’esperimento, potete immaginare il lato positivo delle abitudini.
Il problema è che impostando il nostro comportamento troppo sulle abitudini, senza allenarci di tanto in tanto a “frenare con il piede sinistro”, se mai dovesse capitarci di cambiare piede rischieremmo quasi sicuramente un incidente.

Cambiare abitudini è faticoso e stressante, ma un conto è farlo in modo graduale e controllato, dando il tempo di recupero al nostro cervello per reagire e rielaborare le nuove informazioni; altra storia è farlo in maniera repentina e obbligata. 

Il primo effetto a cui andiamo incontro è impegnare continuativamente la nostra mente a elaborare e adattarsi a nuove strategie. Più o meno come fare una mezza maratona senza allenamento. Possiamo anche farcela, ma lo stress sopportato dal fisico è enorme e poco sano.

GLI EFFETTI DELLA QUARANTENA

Questo periodo di lock-down forzato a causa del Coronavirus  costringe il nostro cervello a lavorare in continuazione per abituarsi al nuovo stato di cose, combattendo tutte le abitudini pregresse, ormai praticamente inutili. Non solo: ci sono altri due aspetti che vanno ad aggravare questa situazione.

Alla fine della quarantena per il Covid-19 dovremo acquisire un nuovo set di abitudini – ancora diverse – per imparare a vivere in una nuova situazione. Inoltre, l’isolamento sociale e il distanziamento fisico hanno già, ed avranno, effetti importanti ed evidenti sulla nostra salute. L’essere umano non è fatto per essere privato della socialità; abbiamo bisogno di contatti fisici, odori, sensazioni, sostituibili solo in minima parte da call e webinar.

Tutto questo amplifica il processo stressogeno in modo esponenziale. Praticamente, una settimana dopo essere tornati al lavoro, tutti avremo bisogno di ferie… che però abbiamo utilizzato per stare a casa!

CI SONO SOLUZIONI?

In linea di massima nessuno ha una soluzione definitiva a disposizione. Come per molte altre situazioni disagevoli, noi esseri umani abbiamo tutte le carte in regola per uscirne. Tuttavia, per pagare il prezzo più basso possibile, ecco gli accorgimenti più che mai utili in questo momento – mirano tutti alla salute in generale: 

  • buona alimentazione (per non sovraccaricare gli organi interni di troppo lavoro oltre che per non diventare obesi)
  • buon sonno (per recuperare e dare modo al nostro cervellino di non surriscaldarsi troppo)
  • un minimo di allenamento sia muscolare che cardiovascolare (non credo ci sia il bisogno di spiegarne i motivi)
  • ricorso a tutte le pratiche che favoriscono il benessere psico-fisico e migliorano la consapevolezza (oltre a farci dormire meglio): yoga, meditazione, respirazione, ecc.

La lista potrebbe essere ancora lunga, ma prendere consapevolezza del problema o della sfida da affrontare e superare è già parte della soluzione. La consapevolezza e la condivisione con gli altri, la nostra famiglia, gli amici e i colleghi più stretti, possono essere un valido aiuto. È inutile pensare che sia tutto ok: stiamo vivendo un evento che finirà sui libri di storia; condividere le nostre paure e le sensazioni non è un segno di debolezza, ma di grande maturità.

Allo stesso modo, dal punto di vista aziendale ci sono molte azioni che possono fare la differenza.
Ne sintetizzo un paio che potremmo approfondire nei commenti o in altri articoli dedicati.

Da un lato l’importanza di rielaborare le relazioni tra le persone su nuove basi e paradigmi, autentico obbligo morale e deontologico dei manager. La tenuta del gruppo di lavoro, a lungo termine, dipenderà unicamente da questo aspetto. Prima possibile e di fondamentale importanza sarà organizzare le attività per dare nuovamente spazio alle relazioni umane. 

Dall’altro lato ci sono anche nuovi aspetti organizzativi dettati dalle norme già esistenti. A questo proposito vi lascio con due domande (di quelle scomode):

  • Avete già provveduto a modificare le modalità di valutazione dei rischi secondo le novità portate dal COVID-19?
  • Avete considerato l’impatto dell’isolamento e del rientro al lavoro nella valutazione dello stress lavoro-correlato?

Se la risposta è stata NO, credo proprio che dovrete fare i conti con un’altra fonte di stress…

Photo credits: Vladislav Muslakov, Nik Shuliahin, Matt Seymour.

 
Roberto è il responsabile dei progetti di formazione di People Group. Formatore, appassionato di neuroscienze e Guida Canyon, è sempre alla ricerca di nuovi modi per conoscere e interpretare la realtà che ci circonda. Per comunicare con l’autore: roberto@peoplegroup.it