Costruire un team in 4 step

Le quattro fasi critiche che fanno la differenza tra un gruppo di persone e una squadra

Team aziendale: gruppo di persone o squadra di campioni?

Prima di parlare delle fasi di sviluppo di un team, è bene avere presente – almeno a grandi linee – quali sono gli elementi che differenziano un insieme di persone da una squadra. Infatti, ci sono degli elementi caratterizzanti e imprescindibili per sperare di poter creare un team coeso e funzionale.

La costruzione di una squadra è un lavoro lungo e difficile, che richiede una grande attenzione e un investimento continuo di risorse nei confronti dei membri del futuro team. Chiedetelo agli allenatori delle grandi squadre del mondo dello sport, che spesso impiegano anni per raggiungere i traguardi che si sono prefissati. Invece, a volte inseguono il successo per una vita, senza mai riuscire a raggiungere la vetta.

Sicuramente possiamo dire che, senza un allenamento specifico del team e un giusto mix di persone diverse e complementari, il rischio è quello di non entrare nemmeno in competizione.
Vediamo sinteticamente quali sono gli elementi fondanti del team:

  • obiettivo condiviso
  • comunicazione
  • fiducia/senso di appartenenza
  • leadership efficace
  • inclusione diversità
  • disponibilità apprendimento
  • pressione esterna

In questo breve articolo puoi approfondire come questi elementi interagiscono tra di loro.

Le fasi di sviluppo di un team aziendale

Proviamo ora a fare un esercizio. Diamo per scontato che tali elementi ci siano tutti, come se fossero l’insieme dei mattoncini per le costruzioni.

Avere tutti i pezzi non significa riuscire a costruire la casa, l’astronave o il veliero che vediamo stampato sulla scatola della confezione. Ci sono una serie di fasi da seguire con attenzione, illustrate meticolosamente nel foglietto delle istruzioni.
Purtroppo – o per fortuna – quando costruiamo una squadra non ci consegnano le istruzioni. Le dobbiamo trovare da soli.
Sappiamo di avere tutti gli elementi: ora li dobbiamo assemblare al momento giusto e in modo coordinato.

I momenti critici di cui stiamo parlando sono essenzialmente quattro e rappresentano le fasi fondamentali e inevitabili dello sviluppo di un team. Vediamo quali sono.

Formazione

Questo è il momento iniziale nel quale le persone si incontrano per la prima volta, o lavorano per la prima volta nello stesso gruppo. L’atmosfera è strana, un po’ come il primo giorno di scuola: c’è chi osserva, chi fa lo spiritoso, chi si chiede come mai si trova qui (e come mai ci sono anche Tizio e Caio). Non è possibile parlare di fiducia (a meno che le persone non abbiano già lavorato insieme). Qui bisogna dare indicazioni chiare su ruoli, aspettative e obiettivi.

Conflitto

Dopo il primo momento di shock – o di sorpresa – inizia la fase del conflitto. Vorrei mettere subito le cose in chiaro: questa fase non è evitabile. Il conflitto è fisiologico, ed è bene che venga affrontato il prima possibile. Se non si vede, bisogna fare attenzione: il rischio è che sia latente, perciò molto più pericoloso. Il punto non è se ci sarà o non ci sarà conflitto; ma se abbiamo gli strumenti per superarlo.

Condivisione

Superato il conflitto, si entra in una fase molto produttiva e di crescita del team. Si comincia ad acquisire un’identità specifica, si rafforzano i legami (professionali) tra le persone e si può cominciare a parlare di “fiducia” e “senso di appartenenza”.
In questa fase si cominciano a formare una cultura specifica del team e le prime abitudini condivise.

Efficacia/Efficienza

Se correttamente alimentato e formato, questo è il momento in cui il team comincia a produrre risultati e a raccogliere i frutti degli sforzi fatti e delle risorse investite. Ora, e solo ora, è possibile pensare di poter aspirare a vincere il campionato.

Facile, no?
La realtà è molto più complessa, ma questi 4 step possono già rappresentare una road map ideale, che naturalmente deve essere adattata alle singole realtà aziendali. Per fare ciò, è importante tenere a mente alcuni elementi critici che possono azzerare gli sforzi fatti.

Infatti, ci sono due momenti particolarmente delicati nel processo di sviluppo del team, come è possibile vedere dalle due frecce che piegano verso il basso.
La prima freccia rappresenta il percorso di un team che non è riuscito a far emergere il conflitto e superarlo.
La seconda freccia è molto più subdola. Il conflitto in qualche modo si percepisce – almeno dall’esterno – con una certa velocità. Superato il conflitto, le cose cominciano ad andare bene: il team è solido, le persone vanno d’accordo, con le fisiologiche simpatie ed antipatie ma c’è rispetto dei ruoli e tensione verso l’obiettivo comune. In questo caso, il rischio è considerare il team come se fosse staccato dall’ambiente in cui opera. Qui si trovano interazioni con altri team, con la cultura organizzativa generale, ma soprattutto con l’ambiente esterno e con il mercato. Questi ultimi due elementi sono in continuo, perpetuo e imprevedibile cambiamento.

L’adattabilità del team ai continui cambiamenti esterni – spesso ostacolata dalle abitudini (“si è sempre fatto così”), da una leadership inadeguata o dalla mancanza di una formazione continua (avete mai visto un team che non si allena?) – è una competenza vitale per la sopravvivenza della squadra.

Inoltre, parlando di cambiamenti, a volte anche quelli interni possono danneggiare il team, se non correttamente gestiti. Una malattia, due colleghi che si innamorano, l’inserimento di un nuovo membro del team, il cambio di vertice, una fusione aziendale, un licenziamento, sono tutti piccoli grandi cambiamenti che hanno un impatto radicale su tutta la squadra.

Ancora convinto di voler fare il manager?
Se la risposta è sì, complimenti.
Noi siamo pronti ad aiutarti ad allenare la tua squadra per il prossimo campionato.

Roberto è il responsabile dei progetti di formazione di People Group. Formatore, appassionato di neuroscienze e Guida Canyon, è sempre alla ricerca di nuovi modi per conoscere e interpretare la realtà che ci circonda. Per comunicare con l’autore: roberto@peoplegroup.it

Photo Credit: James Thomas, Ian Battaglia, Rick Mason