5 TRUCCHI PER TRASFORMARE LA FORMAZIONE IN GIOCO

LA STRETTA CONNESSIONE TRA GIOCO E APPRENDIMENTO ATTRAVERSO LA “GAMIFICATION” - seconda parte

Se ti occupi di formazione e sei interessato ad uno strumento utile ad aumentare il coinvolgimento dei partecipanti, allora questo articolo può darti qualche spunto utile al tuo lavoro.

Qualche anno fa ho avuto la necessità di migliorare il mio inglese ma, avendo decisamente poco tempo per un corso “tradizionale”, decisi di cercare una soluzione che mi garantisse flessibilità. 

Su suggerimento di un collega mi sono iscritto ad “englishtown.com”. 

Il percorso di formazione era fatto abbastanza bene ma la cosa che più mi ha colpito era come avevano impiegato la gamification. Gli elementi di gioco erano distribuiti in modo talmente intelligente da farmi studiare e provare il desiderio di continuare, anche se mi trovavo spesso a farlo in tarda serata. 

Scoprii così la potenza del gioco nell’apprendimento e la possibilità di rendere piacevole anche un’attività solitamente noiosa come lo studio.

Da allora mi sono appassionato al tema, ho letto e raccolto centinaia di tecniche che ho iniziato ad utilizzare nei miei progetti software. 

Sulla base della mia esperienza ho selezionato 5 tecniche che potrai utilizzare per trasformare un’esperienza formativa per renderla user – addictive

Pronti? Allaccia la cintura 🏎 

Prima di partire, però, due parole sulla gamification

La gamification consiste nello sfruttare in modo positivo tutti quei bias cognitivi – che potremmo definire in maniera semplice come i fenomeni che ci fanno percepire la realtà in modo soggettivo – che attivano il nostro cervello e gli fanno sviluppare “desiderio” di compiere certe azioni.  

Nel nostro caso desideriamo che il nostro utente voglia ardentemente ascoltare tutto il seminario sui valori aziendali che abbiamo preparato, o partecipare attivamente al corso sui processi di emersione e gestione della leadership trasformazionale. Tutte cose senza le quali i nostri dipendenti si sentirebbero persi.

I progetti di gamification in ambito formativo si chiamano “Serious game”. D’altronde non si potevano chiamare funny games, altrimenti potrebbe sembrare che tu stia giocando (se ancora non l’hai fatto, leggi l’articolo di Roberto Locatelli sul gioco

Teniamo sempre presente, tuttavia, che la gamification non è un’arte facile da padroneggiare: non basta sparpagliare qualche classifica e badge qua e là.

Ma torniamo ai nostri bias psicologici.

Vediamo quali sono, dato che ognuno è alla base delle 5 tecniche che trovi qui di seguito.

Per ognuna proviamo a dare anche un minimo di contesto teorico.  

Gli esempi sono stati pensati come integrati in un processo formativo. Si costruisce una prima fase di gamification, ad esempio attraverso una applicazione[1] che fa giocare i partecipanti, che si sfidano a colpi di quiz, di video da consumare, di easter eggs sparse tra i contenuti, di elementi a realtà aumentata che si attivano da un QR Code, ecc.

Si prosegue con sessioni o eventi di formazione esperienziale, che richiamano o utilizzano gli elementi del gioco, in cui i partecipanti sono stati già coinvolti.

Ma veniamo a noi!

 

Tecnica #1 La fortuna del principiante

Questa tecnica consiste nel far raggiungere abbastanza facilmente una gratificazione all’utente nelle prime fasi del gioco. 

Esempio: proponi al partecipante una domanda alla quale rispondere abbastanza facilmente Fagli trovare un easter egg che è nascosto ma non troppo. Sbloccagli subito dei punti bonus. Fagli guadagnare punti extra nella classifica generale. Perché, naturalmente, ci sarà una classifica. Ma questo lo vediamo più avanti 👉🏿⏩

Perché funziona: se il livello di difficoltà è ben calibrato la persona sentirà di essere portato per l’attività, sentendosi definitivamente “dentro” il gioco 🙌🏻. 

Ha superato la prima fase e mentre il suo cervello rilascia dopamina, che crea uno stato di eccitazione che gli fa affrontare le prossime sfide con un più alto grado di coinvolgimento, mentre aumenta la sua percezione di auto-efficacia. 

 

Tecnica #2 – Le Progress-Bar e gli Status Point

I creatori di LinkedIn notarono che inserendo una progress-bar, che indicava lo stato di completamento del profilo, il 20% in più degli utenti si apprestava ad inserire le informazioni mancanti. 

Il nostro cervello ha una forte propensione a completare le attività, specie se hanno un’indicazione chiara di cose devono fare per poter proseguire. 

Un esempio molto efficace in questo senso è il portale per l’inglese di cui ho parlato nell’introduzione.

Sono tantissimi gli elementi di gamification che letteralmente ti spingono a completare tutte le unità, i capitoli e le sezioni del percorso didattico.

Utilizzando il portale si è incredibilmente invogliati ogni volta che si inizia l’attività a completarla. Vi assicuro che si fa fatica a smettere. 

(Quando è bello vedere tutti i quadratini verdi?) 

Suggerimento: spezzetta il tuo programma in sotto-unità e non mancare di mostrare al tuo utente il suo stato e le unità mancanti per completare l’unità attuale.

Fai attenzione a non mostrare mai un gap troppo elevato per completare la formazione: è per questo che è utile una forte suddivisione del percorso. Un percorso troppo lungo finirebbe per mostrare che l’utente è lontano dalla meta, scoraggiandolo. 

Brevi passi invece ti fanno dire: “Ok, ancora 5 minuti”  

 

Tecnica #3 – Le Classifiche

Crea competizione tra gli utenti, crea quiz e giochi basati sul contenuto didattico. Assegna dei punteggi e mostra costantemente la posizione in classifica. 

Un piccolo trucco psicologico: essere molto lontani dalle prime posizioni può essere frustrante e può portare il tuo utente a “mollare” la gara. 

Mostragli invece quanto gli manca per superare le due o tre persone appena sopra di lui nel punteggio. Il suo obiettivo si sposti nel sorpassare chi gli è più vicino, obiettivo più alla portata e motivante. 

 

Tecnica #4 – Sfrutta la competizione. 

Crea percorsi di squadra e fai vantare gli utenti.

Questa è una tecnica fortemente utilizzata nei progetti di team building e nelle fasi di gioco “puro” ed ha una potenza incredibile.

Rendi il percorso di apprendimento/gioco impossibile da risolvere senza richiedere l’impegno di più persone con competenze, abilità e competenze diverse. Suddividi i partecipanti in squadre e permetti loro di aiutarsi a vicenda. 

Crea dei momenti in cui una persona può “vantarsi” di un risultato ottenuto, fai in modo che gli altri cerchino di imitarlo. 

Perché funziona: molti studi hanno dimostrato come ogni individuo tende a standardizzare i suoi comportamenti imitando la media dei comportamenti degli altri intorno ad esso. 

Creare gruppi di lavoro tendenzialmente porta a far impegnare le persone generalmente meno propense a farlo, imitando nel gruppo coloro che invece si impegnano e ottengono risultati. 

Se, invece, l’obiettivo assomiglia più ad un’attività di studio che necessita concentrazione e focus, allora si dovrebbe usare molto meno il lavoro di squadra.

Nota sulle tecniche #3 e #4: in questo caso, l’utilizzo della competizione può essere funzionale anche in una situazione in cui l’obiettivo finale sia collaborativo. La competizione è, infatti, un istinto naturale, utile al coinvolgimento emotivo, che sarà gestito e bilanciato con altri elementi del processo formativo. Trattandosi di attività di supporto o preparatorie per sessioni di formazione classica o esperienziale, la progettazione definisce i contenuti dell’intero processo formativo.

 

Tecnica #5 – Sfrutta la curiosità

Fai in modo che ci sia un elemento nascosto, un premio, un’ambientazione che stimoli la curiosità dell’utente. Non rivelare cosa accadrà nell’unità successiva e fai in modo che si materializzi solamente dopo aver completato il livello corrente. 

Un esempio concreto, in un progetto digitale realizzato per un nostro cliente abbiamo realizzato un percorso a tappe con quiz in cui ciascuna ambientazione era celata e nascosta fino al completamento della tappa corrente 

La curiosità è una potente leva, che ci spinge a voler fare delle attività, anche non propriamente divertenti pur di arrivare a soddisfarla. 

C’è un bellissimo studio di Lowenstein sulla curiosità che aiuta a capire quali processi ci sono dietro questa naturale tendenza dell’uomo.

✳︎    ✳︎   ✳︎

Ovviamente c’è ancora moltissimo da dire. Tuttavia, potete già avere qualche utile strumento per fare qualche piccolo esperimento all’interno della vostra organizzazione.

Gli ingredienti vanno ben dosati e mescolati nelle diverse fasi di gioco in modo da raggiungere gli obiettivi prefissati. 

[1] In realtà, molte tecniche possono comunque essere applicate, con un po’ di inventiva e creatività, anche in modo più analogico e senza app. 

 

Marco Gatti è CEO & Founder di K2 Play (https://www.k2play.it),  azienda specializzata nell’impiegare tecnologie e design per la customer experience. Lo potete raggiungere alla mail m.gatti@k2play.it